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Mutui, ecco come impatta l’aumento dei tassi causato dallo spread.

L’aumento dello spread BTp-Bund oltre i 300 punti base sta avendo un impatto sui mutui? La risposta è “ni”. Perché bisogna fare una netta distinzione tra chi sta già pagando un mutuo (quindi lo ha sottoscritto prima di maggio, quando sul mercato obbligazionario si è creata una mini-turbolenza) e chi invece si appresta adesso a stipularne uno. La prima categoria non è impattata.
Per chi ha stipulato un mutuo a tasso fisso la risposta è evidente e risiede nell’immutabilità rispetto a qualsiasi evento del tasso scelto (fisso). Ma anche chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile non ha visto aumentare di un centesimo la quota interessi della propria rata da maggio.

Spread, il conto lo pagano solo i mutui nuovi
Per chi invece non ha ancora un mutuo, la tensione sul debito pubblico qualche impatto la sta esercitando. Sotto due forme: nelle ultime settimane gli istituti di credito stanno temporeggiando con i clienti che hanno chiesto un mutuo. Una melina che si spiega con il fatto che anche gli istituti di credito attendono il responso del confronto tra il governo e Bruxelles sull’approvazione della manovra. Se si raggiungerà un compromesso, lo spread BTp-Bund è destinato a calare mentre in caso contrario potrebbe salire anche a quota 400. Oltre alla melina molti istituti stanno poi aumentando il tasso finito di offerta sul mutuo.

Spread, gli effetti sui mutui già in essere e su quelli da stipulare

Per tasso finito si intende, per i nuovi mutui a tasso fisso, la somma tra spread sul mutuo (deciso dalla banca) e tasso Eurirs (stabilito ogni giorno dal mercato interbancario). Il tasso finito nasconde al cliente i due elementi da cui è composto il tasso fisso. E, dato che dalla scorsa estate gli indici Eurirs sono mediamente saliti di 10-15 punti base, qualora le banche non aggiornino il tasso finito si troverebbero paradossalmente a offrire mutui scontati rispetto alle mutate condizioni di mercato (aumento degli Irs).

Quello che per ora si vede è quindi per gran parte un aggiustamento tecnico dei tassi in funzione dell’aumento degli Irs. Infatti, se si analizzano le nuove offerte dei tassi variabili (dove non esiste il tasso finito ma l’offerta classica “spread+Euribor”) notiamo che gli spread sono rimasti immutati e, nelle migliori condizioni, intorno allo 0,7%. Va però detto che le banche presto potrebbero ritoccare al rialzo gli spread.

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